Prezzo, Offerta e Capitalizzazione

Initiate
Di Davide Dal Secco
9 Aprile 2022

Indice

Le tre variabili quantitative da analizzare di una crypto sono il prezzo, l’offerta e la capitalizzazione: quest’ultima è di gran lunga la più importante.

1 – Premessa

Il prezzo (price) viene registrato in un grafico cartesiano in cui sull’asse delle ordinate vengono riportati i valori del prezzo e sull’asse delle ascisse il tempo. Il grafico (chart) può essere lineare oppure a candele giapponesi e rappresenta le variazioni dell’equilibrio tra domanda e offerta nel corso del tempo: in altre parole rileva i prezzi a cui una criptovaluta o un cryptoasset sono stati scambiati negli Exchange Centralizzati (cex) e Decentralizzati (dex) tra gli operatori di mercato.

Solitamente gli asset finanziari sono prezzati in moneta fiat (i dollari americani vengono universalmente utilizzati per “prezzare” gli asset), ma nel settore crypto anche le stablecoin (e.g. USDT e USDC), Bitcoin ed Ethereum possono essere considerati come un mezzo di scambio per operare con le crypto.


L’offerta (supply) è uno degli aspetti principali della “tokenomics” di una crypto. La tokenomics è studio del funzionamento economico dei tokens e delle coins, che va dalla creazione attraverso la distribuzione (ICO e IDO) delle monete ai meccanismi di incentivazione per coloro che li utilizzano, ma sarà oggetto di un’altra lezione. In questa ci limiteremo ad approfondire la supply, che consiste nel numero di monete di una coin o di un token e si declina nel seguente modo: circolante, totale e massima. Distinguere come sono suddivise le monete di una crypto tra le tre categorie di offerta è molto utile nello stabilire come fluttuerà il prezzo a seconda della variazione della domanda.

La capitalizzazione (market capitalization/market cap) è forse il più importante dei tre dati quantitativi presi in considerazione in questa lezione e solitamente è quello che viene più sottovalutato da un investitore neofita.

La capitalizzazione serve per stabilire se l’asset è sottovalutato oppure sopravvalutato rispetto ai propri fondamentali o rispetto ai concorrenti. Formula:

PREZZO CORRENTE*OFFERTA CIRCOLANTE = CAPITALIZZAZIONE

Illustriamo un fenomeno che si verifica ogni volta che si investe in base alle proprie sensazioni ed emozioni. Non è consigliabile investire una criptovaluta o un cryptoasset solo ed esclusivamente perché presenta un prezzo ritenuto “basso/accessibile”, cioè composto da cifre che hanno molti zeri dopo alla virgola (Esempio Asset 1: $0,0001). Inoltre, non ha senso trascurare a priori una crypto solamente perché presenta un prezzo “alto/inaccessibile” costituito da cifre sulle migliaia o decine di migliaia di unità di dollari americani (Esempio Asset 2: $50˙000). Il prezzo di alcune crypto è infatti così basso perché nella maggior parte dei casi gli sviluppatori definiscono la tokenomics con lo scopo di attirare l’attenzione tra gli investitori inesperti.

Esempio Asset 1

0.0001*10 000 000 000 000 = 1 000 000 000

Esempio Asset 2

50 000*21 000 000 = 1 050 000 000 000

Nel caso dell’Asset 1, in cui l’offerta di monete è enorme, il prezzo viene percepito come basso/accessibile e coloro che investono credono di essere “ricchi”, poiché con poche decine di euro o di dollari comprano grandi quantità di monete. Questa categoria di investitori viene chiamata «Dumb money» e non si soffermerebbe mai sul fatto che la capitalizzazione ammonta a $1B (un miliardo di dollari), che è una cifra molto più bassa rispetto a quella raggiunta dall’Asset 2, pari a $1T (mille miliardi di dollari). Sempre nel caso dell’Asset 2, in cui l’offerta di monete è più ristretta rispetto all’Asset 1, il prezzo sembra più alto/inaccessibile agli occhi di chi possiede un capitale ridotto.

Studiando le capitalizzazioni, non si farebbe l’errore superficiale di trascurare un asset solamente perché il prezzo non appare appetibile. Infatti, se la capitalizzazione dell’Asset 2 è più alta di quella dell’Asset 1, significa che il mercato ha stabilito che il valore dell’Asset 2 è maggiore dell’Asset 1, perciò quest’ultimo potrebbe non meritare un’allocazione di capitale importante.

2 – PREZZO E CHART

Investitore vs speculatore

Come abbiamo già accennato, frequentemente capita che l’importanza del prezzo venga sovrastimata di molto, soprattutto da parte degli investitori principianti.

Il prezzo è uno strumento e lo si può utilizzare in modi diversi. È l’approccio che si ha nei suoi confronti a definire come si opera nel mercato.

Per uno speculatore il grafico del prezzo di una crypto è tutto ciò che serve, in quanto uno speculatore non è interessato a investimenti di lungo periodo basati sull’analisi fondamentale (FA) e sull’analisi on-chain (BA). La volatilità è tutto ciò che conta per un trader: maggiore è la volatilità, maggiori saranno le fluttuazioni percentuali del prezzo, quindi maggiori saranno i potenziali profitti. Esistono varie tipologie di trading, come lo scalping, lo swing trading, il naked trading e così via, ma saranno oggetto di un’altra lezione.

Per un investitore di medio periodo (da 3 a 12 mesi) e di lungo periodo (+1 anno), il prezzo è una variabile di secondaria importanza, poiché all’interno di un PAC (Piano di Accumulo Costante) le fluttuazioni del prezzo vengono mitigate dalla rateizzazione del capitale. Ciò significa che la media finale del prezzo di acquisto non è influenzata dalle fasi estreme, sia a rialzo sia a ribasso, che possono interessare il mercato. Infatti, nel caso strumenti finanziari che tendono ad apprezzarsi nel corso degli anni, come Bitcoin e gli indici azionari USA, un investitore dovrebbe teoricamente essere più interessato ai fondamentali e alle metriche on-chain al posto delle fluttuazioni del prezzo di breve periodo.

Naturalmente è possibile essere sia trader sia investitori, ma l’approccio nei confronti della price action si esplicita secondo le modalità appena descritte.

Conoscenza del mercato

Il prezzo non segue sempre e necessariamente andamenti razionali e prevedibili. Anzi, il mercato delle criptovalute/cryptoasset è molto emotivo, giovane e piccolo, sebbene sia in continua e forte crescita, perciò le quotazioni si devono adattare costantemente e in breve tempo a cambiamenti di umore degli attori di mercato, a momenti in cui l’adozione aumenta rapidamente e a fasi anche prolungate di calo d’interesse.

Difatti, il prezzo dovrebbe essere uno degli ultimi elementi da considerare all’interno di un’analisi completa e approfondita di un progetto, poiché la chart è talvolta distaccata dal vero “use case” dello stesso. Di seguito elenchiamo quattro casi in cui ciò accade:

  • Hype Cycle

Può capitare che si verifichino uno o più aumenti del prezzo di una crypto indipendentemente dal fatto che questa apporti del valore aggiunto agli investitori oppure agli utenti. I social media vengono sfruttati come megafono per farla conoscere al maggior numero possibile di persone, affinché queste comprino le monete che gli sviluppatori o le “balene” (entità con grandissime quantità di monete nei portafogli), che hanno investito alla nascita del progetto, possano vendere a prezzi altissimi. Talvolta solamente il fatto che si tratti di una novità, cioè di un’apparente o veritiera evoluzione della tecnologia, può generare il cosiddetto “Hype Cycle”, che era stato sviluppato dalla Gartner, una società di consulenza nel settore IT, per studiare l’andamento dell’adozione di una nuova tecnologia. Il rischio che tale fenomeno diventi simile ad un «Pump-and-Dump» è molto alto, soprattutto quando viene usata la leva finanziaria per alzare artificialmente il prezzo.

  • Attacco mediatico

Anche se non apertamente dichiarato, se lo scopo è quello di screditare un progetto specifico o una categoria generica di criptovalute/cryptoasset, allora uno o più portali d’informazione e riviste vengono pagati per lanciare verso di esse/i campagne diffamatorie che sono parzialmente o totalmente prive di fondamenta, generando FUD e causando un calo anche duraturo del prezzo; se invece lo scopo è quello di attirare l’attenzione della massa, allora coloro che dovrebbero divulgare informazioni in modo indipendente vengono pagati per scrivere numerosi articoli incentrati sulle qualità di un progetto specifico senza considerare i difetti ed accantonando altri progetti interessanti, il che causa un rialzo del prezzo della crypto in questione.

  • Marketing/pubblicità

Tipico atteggiamento delle memecoin. Il prezzo viene utilizzato come specchietto per le allodole; se la quotazione di una crypto è salita vertiginosamente, allora viene naturale pensare per un investitore neofita che vi sia un motivo valido e che probabilmente essa presenti delle caratteristiche interessanti. Tuttavia, nel 99% dei casi non è vero e il risultato è inevitabile: si genera FOMO per un progetto senza use case, ma il prezzo prima o poi farà un crash fino al livello da cui era partito o ad uno addirittura inferiore, perché i primi investitori liquideranno tutte le monete che hanno nel wallet.

  • Movimenti artificiali del prezzo

Trattasi dello «stop-loss hunting» di contratti futures perpetui Long o Short, un evento ricorrente nel trading in leva finanziaria. Consiste in una strategia che tenta di costringere alcuni market participants ad uscire dalle loro posizioni portando il prezzo a un livello in cui essi hanno scelto di impostare ordini stop-loss. In pratica, il prezzo rompe un importante livello di resistenza o di supporto, affinché attivi gli ordini di stop-loss con l’ombra (shadow/wick), e poi si muove nella direzione opposta.





Analisi del trend vs Price predictions

Il prezzo, o meglio il suo andamento nel grafico, serve a capire, tramite un buon uso dell’analisi tecnica, se il trend è rialzista, ribassista oppure laterale. In quest’ultimo caso le fluttuazioni del prezzo restano concentrate per un po’ di tempo tra un supporto e una resistenza ben definiti: trattasi di un range di accumulazione o distribuzione. Analizzare il trend è molto importante quando si è pronti ad operare nel mercato perché, compresa la natura del trend, il trader o l’investitore può decidere come agire: comprare, vendere, attendere. Generalmente non si opera contro trend.

Particolare attenzione va posta sulle cosiddette «price predictions». Durante un periodo di rialzo generalizzato dei prezzi, alcuni esperti o pseudo-esperti di criptovalute o cryptoasset caricano video su YouTube, scrivono su Twitter e postano contenuti negli altri social per diffondere le loro idee sui “target price” che Bitcoin e le Altcoin potrebbero raggiungere secondo tempistiche che frequentemente non vengono nemmeno menzionate. Lo scopo è chiaramente quello di ottenere il maggior numero di views e di clicks, visto che gli investitori inesperti, non effettuando analisi autonomamente, si affidano alle ricerche di altre persone. Tuttavia, le price predictions possono distrarre l’investitore dalla strategia che aveva pianificato precedentemente, causando perciò perdite più o meno gravi a seconda del caso.

3 – OFFERTA CIRCOLANTE, TOTALE E MASSIMA

L’offerta (supply) circolante o disponibile consiste nella quantità di monete che circolano nel mercato ed è il dato che viene utilizzato per calcolare la capitalizzazione di una crypto, come da formula di cui sopra.

L’offerta totale, invece, è la quantità di monete che sono già state generate o bloccate (per esempio ancora non immesse nel mercato), a cui si sottrae il numero delle monete che sono state bruciate (coin/token burn).

L’offerta massima è costituita dal massimo numero di monete che potranno mai esistere nell’intera vita della crypto.

Vediamo quattro esempi di crypto riportando i dati presenti nel sito www.coinmarketcap.com:

Bitcoin (BTC)

  • Offerta circolante: 19 000 000 BTC
  • Offerta totale: 19 000 000 BTC
  • Offerta massima: 21 000 000 BTC

Ethereum (ETH)

  • Offerta circolante: 117 751 359 ETH
  • Offerta totale: 117 751 359 ETH
  • Offerta massima: illimitata

Polkadot (DOT)

  • Offerta circolante: 987 579 314 DOT
  • Offerta totale: 1 103 303 471 DOT
  • Offerta massima: illimitata

Binance Coin (BNB)

  • Offerta circolante: 168 137 036 BNB
  • Offerta totale: 168 137 036 BNB
  • Offerta massima: 168 137 036 BNB

A prima vista si nota che vi sono diversi modi di gestire le 3 tipologie di offerta e ciò dipende non solo dal metodo di consenso del protocollo (questo argomento verrà trattato in un’altra lezione), ma anche dalla funzione e dagli obiettivi che contraddistinguono ciascuna crypto, nonché dalle scelte degli sviluppatori.

Particolarmente importante è l’offerta totale, poiché abbiamo visto che esiste il caso in cui vi siano delle monete che sono già state generate ma non ancora immesse nel mercato: in tal senso è ragionevole ipotizzare che, quando la crypto si apprezzerà, la parte dell’offerta totale che non era presente nel mercato possa essere “scaricata” sui compratori, con la conseguenza inevitabile dell’abbassamento del prezzo.

In generale, se la supply è scarsa, allora il prezzo della crypto sarà più sensibile alle variazioni della domanda: il che significa che, ad un aumento anche piccolo della domanda, il prezzo potrebbe rispondere con rialzi consistenti. Lo stesso si può sostenere nel caso in cui la supply massima coincida con quella circolante.

Infine, per valutare con maggiore precisione come si muoverà il prezzo in base alla relazione domanda-offerta, bisognerebbe analizzare anche:

  • L’algoritmo di consenso, e.g. PoW (Proof of Work) e il PoS (Proof of Stake).
  • La distribuzione delle ricompense (le monete).
  • I meccanismi di burning.
  • L’inflazione oppure la deflazione della supply.
  • Altri fattori secondari che approfondiremo in altre lezioni.



4 – LA CAPITALIZZAZIONE E LA SUA UTILITA’

Dalla capitalizzazione (Market Capitalization o Market Cap) di una criptovaluta o di un cryptoasset si comprendono molte cose. Come anticipato, la capitalizzazione è un valore numerico che si ricava moltiplicando il prezzo corrente per l’offerta circolante.

Prendendo Bitcoin come esempio, se il suo prezzo rimanesse costante per molti anni, la capitalizzazione continuerebbe aumentare, seppur lentamente, poiché ogni giorno vengono minati 900 BTC; quindi, riprendendo la formula di cui sopra, il numero del secondo membro (offerta circolante) diventerebbe ogni giorno più alto, il che produrrebbe un incremento del risultato.

Ovviamente il prezzo non è mai perfettamente costante poiché è volatile, perciò è sicuramente il prezzo la variabile che influenza maggiormente la capitalizzazione.

Inoltre, capitalizzazione costituisce un dato quantitativo che permette non solo di paragonare criptovalute o cryptoasset tra loro, ma anche di ricavare degli indicatori derivati: due tra i più importanti sono la «Dominance» e la Market Cap complessiva del settore.

Dominance

In italiano “Dominanza”, la Dominance è un numero percentuale che viene calcolato per Bitcoin (BTC), per Ethereum (ETH) e per le stablecoin maggiori, USDT e USDC. Su TradingView hanno rispettivamente i seguenti simboli:

  1. BTC.D | ETH.D;
  2. BTC.D | USDC.D.
  • BTC.D | ETH.D

La Dominance si ricava da un quoziente in cui al numeratore vi è la capitalizzazione di Bitcoin oppure quella di Ethereum e al denominatore la somma delle capitalizzazioni di tutte le crypto esistenti. Al momento della battitura, la dominance di BTC si aggira intorno al 43% e quella di ETH al 20%: ciò significa che Bitcoin “pesa” come all’incirca 1/2 dell’intero settore crypto, mentre Ethereum per all’incirca 1/5. Questo indicatore derivato è molto utile per avere un’idea di quanta “forza relativa” abbia BTC nei confronti della totalità delle Altcoin e di ETH. Lo stesso discorso può farsi per ETH.

Paragonando BTC.D e ETH.D si possono individuare alcuni fenomeni interessanti. Se il prezzo di BTC aumenta più rapidamente di quelli di ETH, allora la capitalizzazione di BTC sta erodendo la quota di mercato di ETH: in questo caso il prezzo di BTC sta “sovraperformando” quello di ETH e delle Altcoin. Quando i capitali fluiscono da Bitcoin a Ethereum, la Dominance di quest’ultimo sale più rapidamente di quella di BTC, quindi ETH è relativamente più forte. Quando ciò accade, storicamente sta per cominciare una Altseason, periodo in cui le Altcoin si apprezzano rapidamente e talvolta esponenzialmente. La BTC.D può salire per due motivi: nel primo caso, ciò avviene quando nuovi investitori apportano capitali freschi nel settore crypto attraverso Bitcoin, cosa che di solito precede una redistribuzione dei profitti verso le Altcoins, ossia una Altseason; nel secondo caso, la BTC.D può salire in un periodo “risk-off”, quindi gli attori di mercato vendono Altcoins per comprare Bitcoin, perché è meno volatile ed è considerato “meno rischioso”.

Interessante è anche «100-BTC.D», che è l’inverso della BTC.D, ossia la capitalizzazione delle Altcoin, il che dà luogo ad una chart che è inversa a quella originaria. A volte può essere più semplice effettuare l’analisi tecnica di un trend rialzista, invece che ribassista.

  • USDT.D | USDC.D

Una stablecoin è una criptovaluta che vale sempre $1. In periodi rialzisti le loro rispettive Dominance diminuiscono, poiché queste stablecoin vengono spese per acquistare criptovalute e cryptoasset. In questo caso, la capitalizzazione della stablecoin, che è posta al numeratore, diminuisce, mentre la capitalizzazione dell’asset che viene comprato, che è al denominatore, aumenta: il risultato di tale quoziente è un numero percentuale sempre più piccolo. Nello specifico, USDT.D e USDC.D sono i pesi di ciascuna stablecoin nei confronti della capitalizzazione totale del settore crypto. Al contrario, in periodi ribassisti, le crypto vengono vendute per USDT e USDC, perciò le rispettive Dominance incrementano fino a quando le stablecoin non vengono riutilizzate per rientrare nel mercato.

Storico della chart della Dominance di Bitcoin, candele mensili

Capitalizzazione complessiva

Espresso in moneta fiat (euro, dollaro, eccetera), la Market Cap complessiva non è altro che la somma aggregata delle capitalizzazioni di tutte le criptovalute/cryptoasset. Su TradingView esistono 3 chart da considerare: «TOTAL», «TOTAL2» e «TOTAL3». Si troverà in tutti e 3 i casi un valore espresso in miliardi (B) o trilioni (T) di dollari americani (USD, $).

  • TOTAL è la sommatoria delle capitalizzazioni di tutte le criptovalute e cryptoasset esistenti;
  • TOTAL2 è la sommatoria di tutte le capitalizzazioni meno quella di Bitcoin;
  • TOTAL3 è la sommatoria di tutte le capitalizzazioni meno quella di Bitcoin e quella di Ethereum.

In periodi di forte volatilità andrebbero tenute sotto controllo tutte e tre, poiché, in base a quale crypto o categoria di crypto stia performando meglio oppure peggio delle altre, si può agire con la prospettiva di proteggere il proprio portafoglio, sfruttare il capitale accantonato per le emergenze, prendere profitto e così via. Ad esempio, se TOTAL aumenta rapidamente e TOTAL2 e TOTAL3 incrementano lentamente, significa che i capitali stanno affluendo principalmente verso Bitcoin, perciò è sensato ritenere che in breve tempo questi potrebbe avvenire la rotazione dei capitali: se così fosse, allora TOTAL dovrebbe rallentare la salita dopo un po’ di tempo e TOTAL2 e TOTAL3 dovrebbero affrettare il passo.




Confronti tra capitalizzazioni

Con tali informazioni si possono effettuare proiezioni e ipotizzare previsioni in merito a quali livelli di capitalizzazione potranno verosimilmente essere raggiunti in futuro da singoli asset, come Bitcoin o un’Altcoin, oppure dal mondo crypto nel suo complesso (vedi TOTAL, TOTAL2 e TOTAL3) e metterli a confronto con le Market Cap di specifici asset, come l’oro o l’argento, oppure del mercato azionario e obbligazionario nel loro complesso.

È chiaro che non ha senso logico effettuare proiezioni che considerino solamente il prezzo. Facciamo un esempio: se la capitalizzazione non fosse rilevante, nelle analisi sull’adozione e sull’espansione del network di Bitcoin, il suo prezzo potrebbe raggiungere $500˙000 per 1 BTC. Bisogna però chiedersi se nella realtà sarebbe fattibile. Ecco che entra in gioco la capitalizzazione: a quanto ammonterebbe se il prezzo raggiungesse i $500˙000? Se poniamo l’offerta circolante a 19˙000˙000 BTC, moltiplicandola per quel price target si avrebbe il risultato di $9˙500˙000˙000˙000, cioè 9.5 trilioni di dollari o anche $9.5T. Nel 2021 mediamente il valore della capitalizzazione di Bitcoin è stato di $1T. Questi sono i motivi per cui la capitalizzazione è utile: mettere le cose in prospettiva.

Certamente si potrebbe comparare la capitalizzazione di Bitcoin con quella di Microsoft (MSFT) oppure Apple (AAPL), se lo considerassero come un’azione tecnologica. Tuttavia, si dovrebbe ritenere che il concorrente di Bitcoin sia l’oro, perché BTC sta diventano una specie di “digital gold”. Se così fosse, il prezzo di $ 500˙000 per 1 BTC non sarebbe sufficiente per colmare il divario tra le due capitalizzazioni, poiché quella dell’oro è stimata a $ 12T.  Il prezzo per un bitcoin dovrebbe equivalere più o meno a $ 635˙000.

La capitalizzazione “diluita”
Passando a uno step più avanzato, forniamo una rapida ma esauriente spiegazione di cosa sia la capitalizzazione “diluita” di una crypto, anche se ne parleremo più approfonditamene in altre lezioni.
Bisogna considerare l’offerta non solo corrente, ma anche futura di un crypto asset. Non tutte le criptovalute, i token e gli asset hanno l’offerta totale già interamente disponibile quando si osserva il market cap.

Per fare un esempio, sappiamo che ci saranno un massimo di 21 milioni di bitcoin. Attualmente ci sono 18,650 milioni circa di bitcoin in circolazione. Questo corrisponde a un market cap di circa 700 miliardi di dollari a un prezzo di $ 37.000 per BTC.
Calcolando il market cap diluito si prende in considerazione anche l’offerta massima di Bitcoin. Quindi, prenderemmo i 21 milioni e li moltiplicheremmo per il prezzo attuale di BTC, $37.000. Il risultato è il market cap diluito di Bitcoin, che equivale a 777 miliardi di dollari.

Lo stesso concetto può essere applicato a tutte le crypto. Il market cap diluito è determinato semplicemente dalla moltiplicazione tra il prezzo corrente di un asset e l’offerta massima e può aiutare a determinare se una criptovaluta è sottovalutata oppure sopravvalutata.

Autore: Davide Dal Secco

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