Il fenomeno del supply shock

Initiate
Di Davide Dal Secco
21 Settembre 2021

Indice

Le cause e le conseguenze del fenomeno dello shock di offerta sul prezzo di Bitcoin ed Ethereum si possono osservare grazie all'analisi on-chain.

Per stabilire se il mercato rialzista per il settore delle criptovalute sia già terminato oppure no, è opportuno valutare, tra numerosi indicatori di mercato, il comportamento dei due asset più capitalizzati nel settore: Bitcoin (BTC) ed Ethereum (ETH), rispettivamente primo e secondo nella classifica di Coinmarketcap per capitalizzazione.

1- Come si individua

Generalmente, un’analisi completa ed esauriente di un cryptoasset dovrebbe concentrarsi su 3 aspetti: l’analisi fondamentale o FA (Fundamental Analysis), l’analisi tecnica o TA (Technical Analysis) e l’analisi on-chain o BA (Blockchain Analysis). Rimandiamo ad un altro articolo l’approfondimento sulle differenze tra le 3 tipologie di analisi. In questo articolo descriveremo un fenomeno, il supply shock, basato su dati estrapolabili dal terzo tipo di analisi: quella on-chain.

In altre parole, la «Blockchain Analysis» consiste nello studio di come le coin vengono scambiate tra gli attori di mercato nel tempo attraverso i dati forniti da dei provider specializzati, i quali aggregano le transazioni effettuate sulle blockchain e le rappresentano sotto forma di grafici o indicatori per determinare il trend del mercato.


2- Relazione domanda-offerta e supply shock

Le fluttuazioni del prezzo che avvengono in un periodo di tempo adeguatamente lungo vengono determinate dalla relazione tra domanda (demand) e offerta (supply) nei mercati spot, mentre quelle nel breve termine sono influenzate dai mercati dei derivati. In questo articolo ci concentreremo sulle fluttuazioni di medio-lungo periodo, che sono le più affidabili per comprendere il valore di un asset. Tra le variabili che determinano il prezzo di Bitcoin o di Ethereum, quella principale è lo scambio di monete che avviene tra compratori e venditori: in base ad una delle leggi fondamentali dell’economia, se vi è un incremento nella domanda di un bene a parità di offerta, allora l’asset aumenterà di valore, mentre, se la domanda rimane stabile e l’offerta subisce un incremento, allora tale valore diminuirà.

Nel settore delle criptovalute questo fenomeno, il supply shock, può avvenire nella sua forma più “estrema”, dal punto di vista della volatilità dei prezzi. Tale fenomeno, chiamato anche shock dell’offerta, che non è certamente nuovo nell’economia e nei mercati finanziari, si verifica solitamente nell’arco di poche settimane o pochi mesi e scaturisce nel momento in cui vi è l’incontro tra un incremento repentino e molto intenso della domanda e un’offerta molto ridotta. Il fattore-chiave è la scarsità dell’offerta circolante. I supply shock si sono verificati numerose volte nella storia di Bitcoin:

  • Settembre 2017-dicembre 2017, a cui è conseguito un aumento del prezzo di all’incirca il 565%;
  • Marzo 2019-giugno 2019, con un incremento all’incirca del 275%;
  • Ottobre 2020-aprile 2021, con un apprezzamento di all’incirca il 500%.

Non è un caso che questi intervalli temporali coincidano all’incirca con gli halving di Bitcoin.

Il “movente” – se così lo si può definire – dell’aumento della domanda consiste nella maggior parte dei casi dall’emotività, ossia l’euforia e l’avidità, due facce della stessa medaglia, degli investitori e degli speculatori: molte persone inesperte in tema di investimenti e trading entrano per la prima volta nel mercato delle crypto sperando di fare guadagni facili, poiché hanno visto che vi è stato un aumento delle quotazioni e credono che il trend non si invertirà mai. Generalmente, nel momento in cui si realizza l’aumento repentino e intenso della domanda, si forma una bolla speculativa destinata a scoppiare dopo poco tempo.

È bene puntualizzare che non si tratta mai di incrementi completamente parabolici e senza interruzioni del prezzo. Più avanti analizzeremo le dinamiche che hanno caratterizzato l’ultima supply shock riguardo a Bitcoin e la situazione di Ethereum, il quale però non presenta uno storico tanto ampio quando Bitcoin.


3- I dati dell’analisi on-chain

Come segnalato all’inizio, l’analisi on-chain permette di fornire numerose e preziose informazioni agli investitori che desiderano sapere come le monete si stanno muovendo tra gli operatori nel mercato. Al fine di dare una risposta soddisfacente (ma non definitiva), è sufficiente consultare i grafici di due importanti provider di informazioni on-chain: CryptoQuant (www.crytoquant.com) e Glassnode (www.glassnode.com). Inoltre, vi sono alcuni analisti on-chain che diffondono le loro analisi tramite Twitter e attraverso altre piattaforme, come YouTube.

Naturalmente questa analisi è basata sul mercato spot, ma in alcuni casi il mercato dei derivati, in particolare quello dei futures perpetual, prende il sopravvento, aumentando ancora di più la volatilità, che di per sé molto elevata per gli standard della finanza tradizionale, dei prezzi delle crypto. Eventi come un consistente de-leveraging, causato da un black swan, un cambio di politica monetaria oppure l’entrata in recessione in un Paese molto influente dal punto di vista finanziario, come gli Stati Uniti, possono ritardare, mitigare, annullare o addirittura invertire gli effetti di un supply shock.

Di seguito illustriamo i grafici che riportano il comportamento del prezzo e della riserva delle monete di Bitcoin e di Ethereum nei principali brokers o exchanges centralizzati a partire da settembre 2020.

3.1 Bitcoin (BTC)

Per quanto concerne Bitcoin, questo strumento, chiamato “BTC: All Exchange Reserve” (“BTC: Tutte le Riserve negli Exchange), tiene traccia del numero di monete presenti nei portafogli degli investitori collegati agli exchanges centralizzati (Centralized Exchanges o cex) a livello aggregato. La linea nera indica l’andamento del prezzo da settembre 2020 fino a settembre 2021 e la linea blu il numero di bitcoin in quei portafogli.

Durante il bull market del 2020-2021 di Bitcoin si possono evidenziare 4 macro-trend che hanno caratterizzato la sua supply:

  1. Si nota chiaramente che fino a novembre del 2020 il numero di pezzi di bitcoin nei cex era in costante diminuzione, a seguito di un periodo di forte accumulazione durato numerosi mesi, perciò si è verificato il supply shock e un aumento considerevole del prezzo da novembre 2020 ai primi giorni di gennaio 2021: all’incirca da $12.000 a $42.000.
  2. Il periodo da gennaio 2021 a fine aprile 2021 è stato caratterizzato dall’incontro tra domanda e offerta, in cui gli investitori, che avevano comprato e prelevato i bitcoin dagli exchange fino a gennaio 2021, li avevano poi depositati e venduti in una fascia di prezzo tra i $50.000 e i $60.000, quindi si concretizzò una fase distributiva: il netto tra uscite e entrate di monete negli exchange era infatti stato pressoché nullo.
  3. Dagli ultimi giorni di aprile 2021 e per tutto il mese di maggio 2021 si è verificato un periodo di afflussi molto consistenti, di conseguenza si nota nel grafico un incremento delle riserve di bitcoin negli exchange centralizzati, che ha causato una forte correzione a ribasso del prezzo.
  4. Da giugno 2021, anche se in maniera non costante e omogenea, fino a metà settembre 2021 il trend della supply è stato molto definito: centinaia di migliaia di bitcoin sono stati e vengono tutt’ora prelevati dai cex e quindi rimossi dall’offerta disponibile o circolante.

Si presume che gli investitori vogliano vendere le loro monete se le depositano negli exchange centralizzati, anche se teoricamente potrebbero essere depositate senza essere necessariamente e immediatamente liquidate. Se, invece, delle monete vengono trasferite in un wallet diverso da quello del cex, allora si è necessariamente certi che l’acquisto è avvenuto e che l’offerta circolante è diminuita. Ad esempio, se si acquista 1 BTC o 1 ETH da Coinbase e lo si trasferisce nel proprio Ledger Nano S, allora l’offerta di monete disponibili all’acquisto si riduce e tale informazione viene riportata nello strumento di CryptoQuant sopra riportato.

3.2 Ethereum (ETH)

Passiamo adesso alla situazione dell’offerta circolante di Ethereum, analizzando lo strumento analogo a quello usato per Bitcoin.

Come appare evidente dal grafico, il trend con cui gli ether sono stati prelevati dagli exchange è più marcato e contemporaneamente più facile da studiare rispetto a quello di Bitcoin. Ad eccezione di un piccolo spike (incremento repentino e isolato) nella supply di Ethereum all’inizio di giugno 2021, è palese che l’offerta di ether disponibile nei mercati è in costante diminuzione, a prescindere dal periodo preso in considerazione.

Importante puntualizzare che gli ether presentano maggiori casi d’uso rispetto ai bitcoin: un esempio su tutti, gli ether sono necessari per acquistare un NTF nella rete Ethereum, mentre nella rete Bitcoin non è possibile effettuare questa operazione; pertanto non sorprende che la domanda per gli ether sia più consistente rispetto a quella per i bitcoin.


4- Conclusioni

I dati ricavabili dall’analisi on-chain rappresentano una fonte di informazioni preziosa per un investitore che investe nel medio-lungo periodo e che vuole conoscere le mosse degli altri attori di mercato, nonché della relazione domanda-offerta di una criptovaluta.

Come si è visto dalla situazione on-chain, è chiaro che sono stati prelevati un notevole quantitativo di bitcoin ed ether dagli exchange centralizzati nel corso dei mesi precedenti e, a meno che non si verifichi un «black swan event» nei mercati (ad esempio il crash causato dal Covid a marzo 2020) oppure un cambiamento radicale nell’economia mondiale, il trend non sembra abbia intenzione di invertirsi al momento della battitura. Non a caso si dice frequentemente: “The trend is your friend until the end”.

Presupponendo che la bull run continui, la proiezione più logica consisterebbe nel raggiungimento di un nuovo prezzo di equilibrio, molto più alto di quello attuale, tale per cui non sembrerà affatto strano osservare notevoli afflussi di monete negli exchange al fine di realizzare i profitti, esattamente come accadde nei casi di supply shock precedenti.

Autore: Davide Dal Secco

Ti è piaciuto l'articolo?

Condividilo sui social